martedì 30 novembre 2010

30 ORE PIU' TARDI

L'estate è oramai lontana e con l'arrivo dell'inverno ritornano i grandi appuntamenti per motociclisti fuori di testa.
La stagione più ostica per centauri non troppo ordinari inizia per me con la festa dei Mad Brothers a Maserada sul Piave, l'ottima organizzazione e la possibilità di dormire al coperto mitigano un pò quello che oramai, per un novembre più piovoso del solito, è inevitabile: andata e ritorno sotto l'acqua.
Passano appena due settimane e il ritorno in Veneto è obbligatorio per l'appuntamento annuale con l'Elefantengrappen.
A metà tra un piccolo motoraduno e una festa tra amici l' Elefantengrappen si tiene da alcuni anni tra l'ultimo fine settimana di novembre e la prima di dicembre in località spesso diverse, sparse sulle pendici del gruppo del Monte Grappa. Organizzato da quei pazzi del Gruppo Crespano è il primo raduno sulla neve della stagione, ed è per me un buon test per le attrezzature e la moto preparate appositamente per le avventure invernali.
La partenza del sabato mattina è accompagnata da un cielo sereno e una temperatura accettabile, ma la neve caduta il giorno prima fa bella mostra di se ai lati dell'autostrada per tutto il tratto appenninico; inoltre notizie giunte dal Monte Grappa davano la strada che saliva in quota come assolutamente impraticabile. Giunti al punto di ritrovo con gli altri motociclisti e con gli organizzatori abbiamo la triste notizia: strada assolutamente impraticabile.
Abbandoniamo le moto in paese e con sommo rammarico saliamo in auto con gli organizzatori. Non è come andarci in moto..... in moto è un'altra cosa e si legge chiaramente negli occhi di che è arrivato su due ruote fino a 20 km dalla meta e poi deve rinunciare. Pazienza ci goderemo la festa.
Arrivati alla sede del raduno sistemiamo i sacchi a pelo nel fienile dove un soffice strato di paglia ci farà da materasso per la notte, e ci tuffiamo nei bagordi. Il pomeriggio passa tranquillo tra brindisi e discese con slittino o sacchi di nylon. quando si fa buio inizia nuovamente a nevicare.
La serata trascorre allegra e i personaggi più strani si aggirano per il piazzale innevato e bivaccano rumorosamente attorno al fuoco. All' Elefantengrappen si partecipa in completa autonomia alimentare, e l'abbondante scorta di trippa alla fiorentina abilmente preparata e debitamente congelata per il trasporto fa bella mostra di se all'interno di un tegame, dove verrà divorata un pò da tutti i partecipanti.
Al mattino la neve caduta nella notte in un primo momento sembra non creare problemi, sistemati i bagagli per la partenza arrivano i primi di una lunga serie problemi che ci perseguiteranno fino al giorno dopo. Ma andiamo per ordine:
Tony è venuto in camper, e le sue catene da neve si rompono appena inizia ad affrontare la salita che porta alla strada principale. Tra tentativi vari di tirarlo in cima alla strada passa un'ora e mezza; poi ci si mette Pompeo che avventuratosi con l'auto senza catene ha seri problemi a risalire e un'altra ora se ne è andata. Recuperiamo le moto che oramai è mezzogiorno. Una fitta pioggia si abbatte su Crespano quando con destinazioni diverse dell'Italia prendiamo la via del ritorno.
La pioggia incessante mi accompagna rallentando l'andatura e la temperatura che dai 5 gradi della partenza si abbassa graduatamente con l'avanzare del viaggio non aiuta certo; metti poi che una moto custom senza parabrezza e senza nessun tipo di riparo all'anteriore non dà il massimo confort di guida. In prossimità di Bologna la svolta: nevica. Nevica in modo incredibilmente abbondante e la polizia non da possibilità di scelta, uscita obbligatoria a Casalecchio. Urge un riparo e il parcheggio sotterraneo di un centro commerciale fal al caso. Intanto la nevicata aumenta. La decisione è inevitabile: abbandonare la moto a Bologna e recuperarla in seguito. In un mondo ideale sarei potuto restare a dormire nei paraggi e poi ripartire la mattina dopo, invece il rientro è obbligatorio e la mattina c'è da andare a lavorare. Dopo aver vagliato tutte le possibilità possibili, un'amico si offre di recuperare pilota e bagagli e di accompagnarmi a casa, non prima però di aver girato tutti i centri commerciali della zona per reperire una serie di catene per l'auto.
Il giorno dopo organizzo il ritiro della moto "abbandonata" e con un forgone preso a noleggio effettuo il recupero.
30 ore più tardi del previsto si conclude il rientro da questo motoraduno.



domenica 7 febbraio 2010

ELEFANTENTREFFEN


Cosa spinge migliaia di motociclisti di tutta Europa a sobbarcarsi un viaggio anche di migliaia di chilometri per raggiungere un piccolo paesino (Solla) nella foresta Bavarese in Germania dove si incontrano per il motoraduno invernale più famoso del mondo: l'Elefantentreffen?
Me lo sono chiesto per tanti anni, e non riuscivo fino in fondo a capire cos'è che ti fa amare di stare tre giorni in tenda magari sotto una tormenta di neve o con temperature che possono arrivare anche fino a -20°, a bivaccare davanti ai fuochi con il vento teso dell'est che ti fa barcollare.
Quest'anno mi sono tolto il dubbio.
Ho preparato una moto appositamente acquistata per l'occasione e adatta al tipo di viaggio e alle situazioni che si potevano trovare; modificata per poter montare quegli accessori che non tutti i giorni si usano (catene da neve, muffole per le mani, ecc.) e sono partito con tutta la curiosità del mondo addosso.
Il primo giorno di viaggio si è svolto nel migliore dei modi una tappa intermedia di circa 500 km ha portato me il mio amico, e socio di club, Alessio detto "il Pazzo" (e non a caso) che si è aggregato nell'impresa, fino a Rosenheim. Un viaggio tranquillo in una splendida giornata di sole e temperature quasi primaverili.
I problemi sono iniziati alla mattina quando appena alzati ci siamo accorti che la città era alle prese con una forte nevicata in corso e che durante la notte aveva alzato quei 10 cm di neve sufficienti a creare un pò di caos alla circolazione. Abbiamo aspettato un paio d'ore per dare tempo di liberare bene le strade e siamo partiti alla volta di Deggendorf (circa 230km) dove siamo giunti dopo 6 ore a causa della neve sulla sede stradale che ci ha costretto a lunghi tratti a velocità ridottissima. Già alla sera abbiamo capito che il giorno dopo sarebbe stato ancora peggio in quanto la nevicata non accennava a diminuire e la salita su per le montagne bavaresi sarebbero state un bel problema.
Al mattino la nevicata era ancora in corso e ci siamo apprestati a percorrere gli ultimo 60 km che ci separavano dal raduno. All'inizio è stato facile, le strade in fondo valle erano pulite e gli spalaneve facevano la spola in continuazione; ma quando la quota è iniziata a salire non c'è stata altra possibilità che montare le catene da neve appositamente portate da casa e opportunamente modificate per essere montate sulle moto. Intanto in un fiume di moto ci si avvicinava a Solla, sede del raduno.
All'arrivo una visione si è aperta davanti ai nostri occhi: in una valle coperta da un metro di neve centinaia di tende erano già montate e altrettante in fase di montaggio, un brulicare di persone indaffarate a preparare il campo, a cucinare su fuochi improvvisati davanti ad ogni tenda, a festeggiare per la 54° volta il raduno degli elefanti.
Da quel momento ho iniziato a capire...... Ho iniziato a capire cos'è quello che i veterani del raduno chiamano il mal d'elefante, che porta al bisogno di tornare più volte a questo fantastico evento: è il modo di vivere questo raduno.
Non ci sono concerti, non ci sono motogiri, non c'è niente di organizzato; ma è proprio questo il motivo. Tre giorni passati nella "fossa" in una situazione di libertà assoluta vagando da una tenda all'altra a festeggiare con chi c'è, e non importa che siano Italiani, Tedeschi, Russi, Cechi, Francesi o Inglesi; e sicuramente non sono di ostacolo le lingue, tutti comunque ci capiamo e tutti condividiamo la stessa passione per la motocicletta e la voglia di stare insieme.
E' la gente stessa lo spettacolo, personaggi veramente stravaganti, mascherati, vestiti di pelli di animali, o completamente nudi si aggirano per il raduno a bordo di mezzi dalle forme e dalle funzioni spesso indecifrabili, sidecar e motociclette modificate nei modi più assurdi appositamente costruiti per portare lo spettacolo al motoraduno.
Tre giorni passati al raduno sono volati ed è giunto il momento di ripartire, di salutare vecchi e nuovi amici, di smontare il campo e di avviarsi verso casa.
Il viaggio di ritorno è fissato in una sola tappa di 920 km (quelli che ci separano da casa), la nevicata che ha perdurato per tutto il raduno ha lasciato spazio a un timido sole, che però durerà poco. Prima di Monaco inizia nuovamente a nevicare e saranno 150 km di tormenta e vento forte, per poi lasciare il passo al cielo sereno che ci aspetta già dall'ingresso in Austria e dalla temperatura che scende velocemente a -10 fino sul Brennero. Il buio oramai ha inghiottito il viaggio che procede spedito e a tappe forzate fino a Mantova dove alle già basse temperature si è aggiunta una fitta nebbia che ci ha accompagnato fino a Bologna. Poi l'appennino imbiancato dalle nevicate della giornata e l'arrivo a casa in nottata inoltrata, infreddoliti, stanchi, assonnati; ma felici di avercela fatta, di aver completato quest'avventura incredibile, di aver partecipato anche noi all' ELEFANTENTREFFEN.