La strada
Quanta ne ho fatta di strada.
Quella striscia nera di asfalto che tante emozioni dà,
centinaia di migliaia di kilometri che mi hanno lasciato un solco nella vita , che mi hanno fatto scoprire un mondo incredibile che non immaginavo che esistesse, scoprire nuovi luoghi fantastici, e rivedere con un occhio diverso, quello del motociclista, luoghi più o meno noti e conosciuti.
La strada che mi ha fatto conoscere tanta gente; tanti che sono diventati amici e tanti altri che sono stati solo compagni di una bevuta o di un pezzo di strada. Tutte persone con la loro storia da raccontare e con la voglia di scoprire la storia degli altri, di cercare un punto in comune, che poi, come sempre si individuava in una passione comune: la motocicletta.
La strada che non mi ha fatto dormire la notte per la voglia di cavalcarla, che mi ha fatto tornare a casa con il mal di testa, con la sbronza, con il culo indolenzito; ma anche con il sorriso sulle labbra per avermi dato ancora una volta nuove emozioni.
La strada a cui ho regalato anche il 37% della mia pelle e alcuni ossi della mano la mattina del 29 giugno del 2002.
La strada che da quanto mi affascina l’ho scelta anche di professione.
La strada che mi ha spesso tenuto lontano dagli affetti familiari e personali, dagli impegni che, chi ti è vicino, si aspetta che rispetti, da quegli obblighi che la società moderna ti impone.
La strada che è l’unica che divide in motociclisti e in quelli che hanno la moto.
La strada che fa spesso pagare un prezzo troppo alto a chi non la rispetta e si rivolge a lei con aria di sfida e di superiorità.
La strada che mi ha fatto intraprendere un percorso condiviso con altri, che mi ha portato a far parte di una comunità che tante gioie mi ha dato, che è cresciuta in culo a chi voleva metterci dei paletti troppo stretti, in culo a chi credeva che da soli non potevamo farcela, e in culo alle leggi e ai vincoli della società.
La strada che ho trascurato negli ultimi anni per inseguire un progetto bellissimo di comunione delle esperienze; un progetto che e diventato realtà palpabile e conosciuta; un club di motociclisti per i motociclisti. Un club conosciuto e rispettato proprio perché fatto da motociclisti. Un club che ha intrapreso una strada a mio avviso positiva e in costante crescita. Un club che mi ha visto orgoglioso presidente. Un club che in soli due anni e mezzo ha raggiunto traguardi che tanti non raggiungeranno mai. Un club che adesso ha una sede, un motoraduno avviato e di fama nazionale, di cui nessuno può parlare male perché chi ha avuto la voglia di conoscerlo ne è rimasto entusiasta.
La strada che adesso mi reclama.
La strada è l’unica che può giudicare; perché solo lei vede l’uomo, il motociclista, in faccia. Solo lei da un valore a quello che fai, alle tue azioni, e al tuo modo di rispettarla.
La strada continuerò a cavalcarla insieme a chi ne vorrà condividerne con me il percorso, la mèta e le asperità che ti offre e che ti mettono spesso alla prova. Ed è il ritorno a casa; una nuova storia da raccontare e la voglia di ripartire quanto prima che voglio sentire.

benvenuto nel mondo dei blog,un mondo più intimo meno letto (sicuramente)rispetto a quelo facebook....dove però riesci esprimere meglio te stesso,i tuoi racconti prendono altri spessori,colori e ambientazioni....
RispondiEliminala strada.....quanta ne abbiamo fatta....
quando parlo di strada prendo sempre in prestito le parole di una canzone di giorgio gaber che diceva....
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.
ciao fabio e buon viaggio....