mercoledì 20 luglio 2011

E quando in moto non ci posso andare

Una notte di tre settimane fa mi sveglio alle 2 con uno strano dolore, al momento penso che magari qualcosa della cena mi ha fatto male, oppure che il caldo opprimente di quei giorni di fine giugno mi avesse giocato un brutto scherzo. Il dolore non passa e dopo un'oretta arriva la guardia medica che mi visita e in men che non si dica sono al pronto soccorso dell'ospedale di Borgo San Lorenzo dove un barelliere dell'ambulanza forse svegliato nel bel mezzo della notte manca poco mi fa battere una testata a terra. Il dolore è atroce e implacabile, e dopo approfonditi esami clinici, Tac, radiografie e ecografie varie, e comunque 14 ore dopo aver iniziato a sentirmi male mi annunciano la causa di tanto dolore: colica renale!! Colica cosa????? Mai avuta una cosa del genere, mai avvisaglie, mai sintomi di nessun genere, e poi bevo 5-6 litri di acqua al giorno..... come è possibile!! Mi rimandano subito a casa, tanto se è passato il dolore non c'è problema. E inizia un calvario incredibile.

La mia “Enterprise” è in vendita da febbraio oramai e quasi nessuno si è interessato a lei, ogni tanto qualche furbetto del web tenta di mettere in moto una truffettina ai miei danni e mi diverto anche a fargli impazzire con traduzioni impossibili e falsi abbocchi. Mi ha portato due settimane fa in Inghilterra facendo il suo dovere di grande mezzo macina chilometri, e dimostrando per l'ennesima volta la grande moto che é. La sera stessa una mail diversa dal solito mi dice che Francesco di Schio (Vi) è interessato all'acquisto, ci sentiamo e fissiamo il prezzo con l'impegno da parte sua di venire a vedere la moto quanto prima ed eventualmente formalizzare l'acquisto.

Ho passato una nottata incredibile, le coliche sono ricomparse, e alle 7 sono di nuovo in ospedale. Il dolore è sempre forte e gli antidolorifici si sprecano. Vengo inserito in una lista di attesa per un letto che non sarà mai disponibile. Dopo 12 ore di pronto soccorso vengo dimesso con una busta di farmaci antidolorifici e l'invito a recarmi in un' altro ospedale se si ripresentano dolori...... del resto a Borgo non possono fare niente per questo problema!!

Dico addio ad uno degli appuntamenti motociclistici dell'anno, stavolta il raduno dello Stelvio non mi vedrà presente. Avverto Silvana e Elena e mi invitano a curarmi a Sondalo, lì hanno tutti i reparti necessari a risolvere il mio problema. Ovviamente intendo riposarmi e così i tre giorni sulle curve dei passi Dolomitici che da 14 anni mi vedono partecipe nella prima settimana di luglio, per quest'anno rimarranno una spiacevole mancanza.

I giorni passano e le coliche continuano e dopo una settimana precisa l'appuntamento è all'ospedale di Scandicci per una visita specialistica e per il bombardamento del calcolo incriminato. La visita è surreale il dottore indica ai tecnici di radiologia il calcolo da bombardare e i tecnici scuotono miseramente la testa come a dire “ma cazzo dice questo”. L'operazione che avrebbe dovuto procurarmi fastidio e dolore non mi crea neanche il solletico e vengo dimesso con un' altra settimana di prognosi e la sicurezza del dottore di aver risolto il problema.

Francesco continua a chiamarmi chiedendo informazioni della moto e dice che sabato, anzi no venerdì, ma forse domenica, no sicuramente venerdì verrà a prendere la moto. Scuoto la testa e penso all'ennesima fregatura e perdita di tempo nonostante le sue rassicurazioni.


L'ecografia di controllo conferma quello che avevo immaginato, il dottore s'è preso un' abbaglio e quello che diceva essere il calcolo bombardato viene confermato essere un cono d'ombra del' ecografia, insomma tempo perso e le coliche continuano senza tregua anche se un po' meno violente.

Francesco è stato di parola e venerdì mattina alle nove spaccate è sotto casa mia con casco e giubbotto. Quasi non ci credo finalmente o purtroppo l'”enterprise” lascerà definitivamente il mio garage per andare a passare la vecchiaia in Veneto in una regione che comunque con me ha imparato a conoscere ed a amare e sono sicurissimo che in mano a Francesco starà benissimo e sicuramente più pulita che con me. Vederla lasciare via lorini con in sella il suo nuovo proprietario mi crea una sensazione strana, negli anni che è stata con me mai nessuno si era permesso di toccarla o provarla, sono sempre stato geloso delle mie moto, e ricordi tristi di gioventù hanno sempre impedito che facessi provare le mie cavalcature dalle più belle alle più misere. No; prima di allora non ero mai stato triste per aver venduto una moto, e non averla potuta usare nelle ultime due settimane è stato ancora peggio ed ha solo accentuato la sensazione di distacco da lei.

Le coliche sono diminuite.... forse quel prodotto per sciogliere i calcoli funziona davvero. Anche le notti le passo dormendo e solo lievi disturbi si manifestano, ma sarà che oramai ci sono abituato, e anche la voglia di guarire a tutti i costi mi aiutano a superare quei pochi momenti che oramai si fanno sentire.

La sostituta dell' “enterprise” è già in garage da alcuni mesi; il Gs 1150 ADV comprato a buon prezzo da Robertone è rinchiuso a Scarperia, lontano da sguardi indiscreti in attesa di prendere il suo posto come ammiraglia della mia piccola flotta. Ovviamente la voglia è tanta e una volta trasferita l'assicurazione la voglia di cavalcarla si fa sentire; ovviamente non potrò farci grandi escursioni per il momento, ma anche usarla solo per arrivare al bar o a fare la spesa mi aiuta a prenderci un po' di confidenza, lei è alta ha un carattere forte e domarla non sarà facile per i primi tempi.

Che diavolo sta succedendo???? I dolori delle coliche erano stati fino ad ora dalla parte sinistra.... e cosa ci fanno a destra!! e poi sono anche più forti dei precedenti.... cazzo se son forti. Parte la prima serie di antidolorifici insieme alla decisione di ripresentarsi l'indomani di nuovo al pronto soccorso, ma non il solito, che poi non mi fanno niente, ma in un'ospedale dove hanno un reparto specifico per questo tipo di problemi e che mi è stato raccomandato anche dai medici dell'ospedale del mio paese. Ok domani ci vado e speriamo bene! Trenta ore su una barella del pronto soccorso con una colica durata quasi ininterrottamente per venti ore e un posto letto in corsia nel reparto giusto che non c'è! Allora che si fa? C'è posto nel girone dei dannati, in un reparto chiamato di degenza breve.... un posto dove far smaltire il dolore a chi ce l'ha e tenere in osservazione leggera quelli meno sfortunati. Ma a me?? a me ci vuole il medico giusto nel reparto giusto, cazz.. sono più di due settimane che ho coliche renali quasi tutti i giorni e adesso pensano che passato il dolore accetti di tornare a casa? Boh forse mi visiteranno lì del resto il reparto giusto è solo due piani sotto! Va bene domani passerà il medico e mi dirà definitivamente cosa ho e come intendono risolverlo.

Eccolo lo vedo è il solito dottore che aveva creduto di avermi bombardato il calcolo sinistro. Mi visita e ne esce con una teoria medica: domani ti faccio fare altri esami e poi con quelle risposte decidiamo se operare o no, ma vedo poche possibilità di evitare l'intervento. Il giorno dopo chiedo alle infermiere quando devo fare questi esami e loro si meravigliano più di me perché il doc non ha fatto nessuna richiesta per nessun esame e che quindi anche se le portasse oggi che è venerdì prima di lunedì non farai questi esami, quindi mettiti il cuore in pace e passa pure con noi il fine settimana.

Anno scorso era stato quasi un gioco, un fine settimana diverso dal solito, non solo un motoraduno, non solo una cena tra amici, era stato un'occasione di approfondire certe amicizie fatte in gennaio in Germania a quel manicomio di motoraduno che è l' elefantentreffen; una buona occasione per rivedere vecchi e nuovi amici con lo stesso spirito che alimenta l'elefante: un viaggio non particolarmente facile, l' autosufficienza sia alimentare che alcolica e un luogo senza nessun servizio aggiuntivo ad un cielo stellato e la giusta compagnia. Il 24H nighttreffen era stato a suo modo un successo e la possibilità di ripeterlo quest'anno mi aveva eccitato al massimo, e poi quest'anno avevo la moto adatta, quest'anno avevo il GS. Il fatto poi che fosse il Sasso ad organizzare in quel dell' Amiata era garanzia di successo indiscutibile. Il problema è che il ritrovo è per le otto di stamani e io a quell'appuntamento non potrò proprio esserci.

Gli esami di lunedì sono spostati a mercoledì anche perché poi il doc la richiesta l'ha fatta solo il lunedì stesso poi con i risultati decideremo il da farsi, intanto tutte le notti le passo attaccato alle flebo di antidolorifico e sembra che il problema persista più della mia pazienza. Sono oramai tre settimane precise che rammento tutti i santi a causa di queste coliche continue, in questo angolo dimenticato da Dio e dai dottori, e l'unica cosa che so di per certo è che nessuno vuol fare qualcosa per risolvermi il problema.

Leggo molto in questi giorni, leggo specialmente di Ted Simon e dei viaggi di Jupiter, leggo di itinerari impossibili, o possibili nei prossimi mesi o anni, e stare a leggerli seduto sul letto di un'ospedale ti dà una certa tristezza; leggere dei 100.000km e passa fatti da Ted in quattro anni in quattro continenti attraversando luoghi dimenticati da Dio nel 1974, e farlo nel 2011 da quel letto di una clinica moderna dove forse ora più di allora, nessuno è in grado di risolvere un problemino medico di apparente semplicità è una botta al cuore e mi avvilisce in modo incredibile.

SONO UN MIRACOLATO............. L'ennesimo dottore che passa a fare la visita della mattina forse senza neanche leggere prima le cartelle dei pazienti mi fa un' ecografia al volo con uno strumento portatile e sentenzia l'avvenuto miracolo: i calcoli non ci sono più!! Cosa?? E dove sono finiti?? Come li ho rifatti?? E dove?? no no! No ho rifatto un bel nulla!! ma sono spariti?? Ahh ho capito stanotte è scesa la divina provvidenza e adesso sono un miracolato. Si vede che anche a parlarne male funziona lo stesso, forse l'importante è che se ne parli e a Lui basta lo stesso. Conscio della fortuna che mi è capitata chiedo subito copia dei referti così gli porto alla Curia di Firenze ed inizio la procedura per essere venerato, del resto sono l'esempio vivente che i miracoli esistono. Come?? Non mi da i referti?? Come?? Forse si è sbagliato?? Come?? Sarà meglio che mi veda uno specialista?? Forse è meglio sì. Forse magari se lo specialista mi aveva seguito dal primo momento che mi sono presentato al pronto soccorso del primo ospedale in cui sono andato magari avevo già risolto e adesso non avevo più niente!

Intanto il Gs sta fermo in garage, il mese di luglio se ne è oramai andato e la previsione di partecipare all' ultimo raduno del mese in terra di Abruzzo se ne sta svanendo miseramente come sta svanendo la mia fiducia in questo sistema sanitario, in queste persone che sempre più spesso occupano un posto dove hanno potere di vita o di morte sulle persone non perché sono bravi, e solo i migliori hanno diritto a questa prerogativa, ma semplicemente perché sono figli di....., nipoti di.... amici di...... o ancor peggio “finanziatori” di.......

No non userò la moto questa estate, ma io quei viaggi li ho fatti lo stesso, li ho fatti con il cuore e con lo spirito. Ho affrontato i tornanti dello Stelvio e sono stato uno dei 15000 al raduno; sono stato al 24H nighttreffen e ho dormito sotto al cielo dell' Amiata e probabilmente andrò anche in Abruzzo.... sempre con il pensiero e con l' anima anche se non con il corpo perché rimango un motociclista anche quando in moto non ci posso andare.


KIRK

martedì 30 novembre 2010

30 ORE PIU' TARDI

L'estate è oramai lontana e con l'arrivo dell'inverno ritornano i grandi appuntamenti per motociclisti fuori di testa.
La stagione più ostica per centauri non troppo ordinari inizia per me con la festa dei Mad Brothers a Maserada sul Piave, l'ottima organizzazione e la possibilità di dormire al coperto mitigano un pò quello che oramai, per un novembre più piovoso del solito, è inevitabile: andata e ritorno sotto l'acqua.
Passano appena due settimane e il ritorno in Veneto è obbligatorio per l'appuntamento annuale con l'Elefantengrappen.
A metà tra un piccolo motoraduno e una festa tra amici l' Elefantengrappen si tiene da alcuni anni tra l'ultimo fine settimana di novembre e la prima di dicembre in località spesso diverse, sparse sulle pendici del gruppo del Monte Grappa. Organizzato da quei pazzi del Gruppo Crespano è il primo raduno sulla neve della stagione, ed è per me un buon test per le attrezzature e la moto preparate appositamente per le avventure invernali.
La partenza del sabato mattina è accompagnata da un cielo sereno e una temperatura accettabile, ma la neve caduta il giorno prima fa bella mostra di se ai lati dell'autostrada per tutto il tratto appenninico; inoltre notizie giunte dal Monte Grappa davano la strada che saliva in quota come assolutamente impraticabile. Giunti al punto di ritrovo con gli altri motociclisti e con gli organizzatori abbiamo la triste notizia: strada assolutamente impraticabile.
Abbandoniamo le moto in paese e con sommo rammarico saliamo in auto con gli organizzatori. Non è come andarci in moto..... in moto è un'altra cosa e si legge chiaramente negli occhi di che è arrivato su due ruote fino a 20 km dalla meta e poi deve rinunciare. Pazienza ci goderemo la festa.
Arrivati alla sede del raduno sistemiamo i sacchi a pelo nel fienile dove un soffice strato di paglia ci farà da materasso per la notte, e ci tuffiamo nei bagordi. Il pomeriggio passa tranquillo tra brindisi e discese con slittino o sacchi di nylon. quando si fa buio inizia nuovamente a nevicare.
La serata trascorre allegra e i personaggi più strani si aggirano per il piazzale innevato e bivaccano rumorosamente attorno al fuoco. All' Elefantengrappen si partecipa in completa autonomia alimentare, e l'abbondante scorta di trippa alla fiorentina abilmente preparata e debitamente congelata per il trasporto fa bella mostra di se all'interno di un tegame, dove verrà divorata un pò da tutti i partecipanti.
Al mattino la neve caduta nella notte in un primo momento sembra non creare problemi, sistemati i bagagli per la partenza arrivano i primi di una lunga serie problemi che ci perseguiteranno fino al giorno dopo. Ma andiamo per ordine:
Tony è venuto in camper, e le sue catene da neve si rompono appena inizia ad affrontare la salita che porta alla strada principale. Tra tentativi vari di tirarlo in cima alla strada passa un'ora e mezza; poi ci si mette Pompeo che avventuratosi con l'auto senza catene ha seri problemi a risalire e un'altra ora se ne è andata. Recuperiamo le moto che oramai è mezzogiorno. Una fitta pioggia si abbatte su Crespano quando con destinazioni diverse dell'Italia prendiamo la via del ritorno.
La pioggia incessante mi accompagna rallentando l'andatura e la temperatura che dai 5 gradi della partenza si abbassa graduatamente con l'avanzare del viaggio non aiuta certo; metti poi che una moto custom senza parabrezza e senza nessun tipo di riparo all'anteriore non dà il massimo confort di guida. In prossimità di Bologna la svolta: nevica. Nevica in modo incredibilmente abbondante e la polizia non da possibilità di scelta, uscita obbligatoria a Casalecchio. Urge un riparo e il parcheggio sotterraneo di un centro commerciale fal al caso. Intanto la nevicata aumenta. La decisione è inevitabile: abbandonare la moto a Bologna e recuperarla in seguito. In un mondo ideale sarei potuto restare a dormire nei paraggi e poi ripartire la mattina dopo, invece il rientro è obbligatorio e la mattina c'è da andare a lavorare. Dopo aver vagliato tutte le possibilità possibili, un'amico si offre di recuperare pilota e bagagli e di accompagnarmi a casa, non prima però di aver girato tutti i centri commerciali della zona per reperire una serie di catene per l'auto.
Il giorno dopo organizzo il ritiro della moto "abbandonata" e con un forgone preso a noleggio effettuo il recupero.
30 ore più tardi del previsto si conclude il rientro da questo motoraduno.



domenica 7 febbraio 2010

ELEFANTENTREFFEN


Cosa spinge migliaia di motociclisti di tutta Europa a sobbarcarsi un viaggio anche di migliaia di chilometri per raggiungere un piccolo paesino (Solla) nella foresta Bavarese in Germania dove si incontrano per il motoraduno invernale più famoso del mondo: l'Elefantentreffen?
Me lo sono chiesto per tanti anni, e non riuscivo fino in fondo a capire cos'è che ti fa amare di stare tre giorni in tenda magari sotto una tormenta di neve o con temperature che possono arrivare anche fino a -20°, a bivaccare davanti ai fuochi con il vento teso dell'est che ti fa barcollare.
Quest'anno mi sono tolto il dubbio.
Ho preparato una moto appositamente acquistata per l'occasione e adatta al tipo di viaggio e alle situazioni che si potevano trovare; modificata per poter montare quegli accessori che non tutti i giorni si usano (catene da neve, muffole per le mani, ecc.) e sono partito con tutta la curiosità del mondo addosso.
Il primo giorno di viaggio si è svolto nel migliore dei modi una tappa intermedia di circa 500 km ha portato me il mio amico, e socio di club, Alessio detto "il Pazzo" (e non a caso) che si è aggregato nell'impresa, fino a Rosenheim. Un viaggio tranquillo in una splendida giornata di sole e temperature quasi primaverili.
I problemi sono iniziati alla mattina quando appena alzati ci siamo accorti che la città era alle prese con una forte nevicata in corso e che durante la notte aveva alzato quei 10 cm di neve sufficienti a creare un pò di caos alla circolazione. Abbiamo aspettato un paio d'ore per dare tempo di liberare bene le strade e siamo partiti alla volta di Deggendorf (circa 230km) dove siamo giunti dopo 6 ore a causa della neve sulla sede stradale che ci ha costretto a lunghi tratti a velocità ridottissima. Già alla sera abbiamo capito che il giorno dopo sarebbe stato ancora peggio in quanto la nevicata non accennava a diminuire e la salita su per le montagne bavaresi sarebbero state un bel problema.
Al mattino la nevicata era ancora in corso e ci siamo apprestati a percorrere gli ultimo 60 km che ci separavano dal raduno. All'inizio è stato facile, le strade in fondo valle erano pulite e gli spalaneve facevano la spola in continuazione; ma quando la quota è iniziata a salire non c'è stata altra possibilità che montare le catene da neve appositamente portate da casa e opportunamente modificate per essere montate sulle moto. Intanto in un fiume di moto ci si avvicinava a Solla, sede del raduno.
All'arrivo una visione si è aperta davanti ai nostri occhi: in una valle coperta da un metro di neve centinaia di tende erano già montate e altrettante in fase di montaggio, un brulicare di persone indaffarate a preparare il campo, a cucinare su fuochi improvvisati davanti ad ogni tenda, a festeggiare per la 54° volta il raduno degli elefanti.
Da quel momento ho iniziato a capire...... Ho iniziato a capire cos'è quello che i veterani del raduno chiamano il mal d'elefante, che porta al bisogno di tornare più volte a questo fantastico evento: è il modo di vivere questo raduno.
Non ci sono concerti, non ci sono motogiri, non c'è niente di organizzato; ma è proprio questo il motivo. Tre giorni passati nella "fossa" in una situazione di libertà assoluta vagando da una tenda all'altra a festeggiare con chi c'è, e non importa che siano Italiani, Tedeschi, Russi, Cechi, Francesi o Inglesi; e sicuramente non sono di ostacolo le lingue, tutti comunque ci capiamo e tutti condividiamo la stessa passione per la motocicletta e la voglia di stare insieme.
E' la gente stessa lo spettacolo, personaggi veramente stravaganti, mascherati, vestiti di pelli di animali, o completamente nudi si aggirano per il raduno a bordo di mezzi dalle forme e dalle funzioni spesso indecifrabili, sidecar e motociclette modificate nei modi più assurdi appositamente costruiti per portare lo spettacolo al motoraduno.
Tre giorni passati al raduno sono volati ed è giunto il momento di ripartire, di salutare vecchi e nuovi amici, di smontare il campo e di avviarsi verso casa.
Il viaggio di ritorno è fissato in una sola tappa di 920 km (quelli che ci separano da casa), la nevicata che ha perdurato per tutto il raduno ha lasciato spazio a un timido sole, che però durerà poco. Prima di Monaco inizia nuovamente a nevicare e saranno 150 km di tormenta e vento forte, per poi lasciare il passo al cielo sereno che ci aspetta già dall'ingresso in Austria e dalla temperatura che scende velocemente a -10 fino sul Brennero. Il buio oramai ha inghiottito il viaggio che procede spedito e a tappe forzate fino a Mantova dove alle già basse temperature si è aggiunta una fitta nebbia che ci ha accompagnato fino a Bologna. Poi l'appennino imbiancato dalle nevicate della giornata e l'arrivo a casa in nottata inoltrata, infreddoliti, stanchi, assonnati; ma felici di avercela fatta, di aver completato quest'avventura incredibile, di aver partecipato anche noi all' ELEFANTENTREFFEN.

mercoledì 16 dicembre 2009

La strada

Quanta ne ho fatta di strada.

Quella striscia nera di asfalto che tante emozioni dà,

centinaia di migliaia di kilometri che mi hanno lasciato un solco nella vita , che mi hanno fatto scoprire un mondo incredibile che non immaginavo che esistesse, scoprire nuovi luoghi fantastici, e rivedere con un occhio diverso, quello del motociclista, luoghi più o meno noti e conosciuti.

La strada che mi ha fatto conoscere tanta gente; tanti che sono diventati amici e tanti altri che sono stati solo compagni di una bevuta o di un pezzo di strada. Tutte persone con la loro storia da raccontare e con la voglia di scoprire la storia degli altri, di cercare un punto in comune, che poi, come sempre si individuava in una passione comune: la motocicletta.

La strada che non mi ha fatto dormire la notte per la voglia di cavalcarla, che mi ha fatto tornare a casa con il mal di testa, con la sbronza, con il culo indolenzito; ma anche con il sorriso sulle labbra per avermi dato ancora una volta nuove emozioni.

La strada a cui ho regalato anche il 37% della mia pelle e alcuni ossi della mano la mattina del 29 giugno del 2002.

La strada che da quanto mi affascina l’ho scelta anche di professione.

La strada che mi ha spesso tenuto lontano dagli affetti familiari e personali, dagli impegni che, chi ti è vicino, si aspetta che rispetti, da quegli obblighi che la società moderna ti impone.

La strada che è l’unica che divide in motociclisti e in quelli che hanno la moto.

La strada che fa spesso pagare un prezzo troppo alto a chi non la rispetta e si rivolge a lei con aria di sfida e di superiorità.

La strada che mi ha fatto intraprendere un percorso condiviso con altri, che mi ha portato a far parte di una comunità che tante gioie mi ha dato, che è cresciuta in culo a chi voleva metterci dei paletti troppo stretti, in culo a chi credeva che da soli non potevamo farcela, e in culo alle leggi e ai vincoli della società.

La strada che ho trascurato negli ultimi anni per inseguire un progetto bellissimo di comunione delle esperienze; un progetto che e diventato realtà palpabile e conosciuta; un club di motociclisti per i motociclisti. Un club conosciuto e rispettato proprio perché fatto da motociclisti. Un club che ha intrapreso una strada a mio avviso positiva e in costante crescita. Un club che mi ha visto orgoglioso presidente. Un club che in soli due anni e mezzo ha raggiunto traguardi che tanti non raggiungeranno mai. Un club che adesso ha una sede, un motoraduno avviato e di fama nazionale, di cui nessuno può parlare male perché chi ha avuto la voglia di conoscerlo ne è rimasto entusiasta.

La strada che adesso mi reclama.

La strada è l’unica che può giudicare; perché solo lei vede l’uomo, il motociclista, in faccia. Solo lei da un valore a quello che fai, alle tue azioni, e al tuo modo di rispettarla.

La strada continuerò a cavalcarla insieme a chi ne vorrà condividerne con me il percorso, la mèta e le asperità che ti offre e che ti mettono spesso alla prova. Ed è il ritorno a casa; una nuova storia da raccontare e la voglia di ripartire quanto prima che voglio sentire.


La strada, e solo lei sarà giudice ultimo; e sarà l’unica che potrà veramente giudicarmi e l’unica a cui mi assoggetterò se non mi vorrà più sopra di lei.

La strada

martedì 8 dicembre 2009

Perché la motocicletta

Siamo nel 2010 oramai, e in un mondo globalizzato, fatto di impegni frenetici, di lavoro frenetico, di una società che ti impone ritmi sempre più forzati; la moto rimane l'unico mezzo per evadere da tutto questo.
Quando salgo su una delle mie moto non importa se per 1000km o per andare a prendere un caffè al bar mi sento libero; libero da code, da orari da rispettare, da problemi per il parcheggio ecc.
Per me è rimasta l'ultima espressione di libertà individuale che si può godere.